mercoledì 30 dicembre 2009

CAPITOLO 2

L'INCONTRO CON VALENTIN

La Victoria, sapore di casa subito, intorno ho le feste di tutti, sulle spalle la fatica di un viaggio che è appena finito e di fronte l’entusiasmo di un viaggio che ancora deve cominciare, tutti parlano con me, in una lingua che non capisco ancora del tutto, rispondo in spagnolo maccheronico, improvvisando, ma mi capiscono lo stesso, facciamo le scale e tutti vogliono portare le mie valigie, arriviamo finalmente in casa e non mi accolgono come se mi accogliessero in casa loro ma mi accolgono come se mi accogliessero in casa mia. Sono spaesato, come non lo ero mai stato prima in vita mia e, contemporaneamente, sono maledettamente a mio agio. La casa è bella e pulita, sebbene da fuori non desse quell’impressione, ma dentro si sta veramente bene ed è, per la verità, pure più grande di casa mia! Dalla finestra si vedono diverse paia di vecchie scarpe da ginnastica appese ai fili della corrente che dondolano come frutti maturi che stanno per cadere ma invece sono lì da chissà quanto e non cadranno ancora per molto tempo e sembro notarle solo io. Più avanti, alla mia quantomeno legittima domanda sul perché di quella stranezza, mi daranno due possibili versioni della spiegazione: c’è chi sostiene che per le strade di questo vecchio vecchissimo lontano ovest si aggirino banditi pericolosi con la pistola per rapinare i malcapitati passanti ma che spesso, trovandosi in una città perlopiù povera, i passanti siano senza un soldo e la frase “o la borsa o la vita” pare non avere molto senso se uno la borsa non ce l’ha, ma risulta anche comprensibile che a uno che per vivere fa il borseggiatore gli girino le palle a continuare a rapinare gente senza una lira e allora, non potendo rubarti niente, il rapinatore incazzatissimo ti leva le scarpe le lega insieme coi lacci e le butta sui fili della corrente in modo che non te le puoi riprendere in nessun modo, un po per fartela pagare che gli hai fatto perder tempo, chè lui stava lavorando, un po per sfregio e un po per sfogarsi. C’è poi invece chi giura che la storia sia completamente diversa e veda protagoniste due squadre di calcetto che si sfidano a pallone per la via, scommettendo del denaro che i perdenti daranno ai vincitori; indipendentemente da come finisca la partita ci saranno sempre tutti i componenti della squadra perdente che dovranno dare il denaro scommesso ai componenti della squadra vincente e indipendentemente da quale che sia la squadra perdente, ci sarà sempre qualcuno senza un soldo in tasca che a quel punto, per regola, dovrà dare all’avversario le sue scarpe; a questo punto se l’avversario è fortunato e ha lo stesso numero di piede, si terrà le scarpe e se no, le legherà insieme pei lacci e le getterà sui fili della corrente! Quale che sia la versione reale, entrambe mi hanno fatto morir dal ridere ed entrambe mi hanno fatto venire i brividi. Ma dentro casa si sta benissimo, è un nido sicuro e confortevole e posso rilassarmi. L’accoglienza è calda, mi sento davvero in famiglia, e da subito c’è un buon feeling con tutti e mai, da parte di nessuno, sento un pizzico di freddezza o di quell’educazione di circostanza che mette a disagio e usciamo subito di nuovo, a far la spesa per il pranzo, anche se per me potrebbe essere la cena visto come sono fuso dal fuso, ed è di nuovo strada ed è di nuovo follia, e adesso è Jhovana, la sorella maggiore, la padrona di casa, che mi fa da cicerone in macchina e che non la smette di parlarmi, farmi domande, complimenti, battute e sorrisi ed è così bello essere al centro dell’attenzione, è così bello sentire la sua voce così vicina, così rassicurante e così musicale, e intanto Lima cambia continuamente paesaggio fin quando arriviamo in un centro commerciale che sembra Europa e compriamo da mangiare e da bere e torniamo a casa e le donne cucinano ed è pranzo con vino rosso preso in mio onore chè loro non sono tanto da vino e invece io , essendo italiano, sì. E poi le donne sparecchiano mentre sento che il telegiornale racconta del traffico impazzito di Lima e non mi sembra vero che la TV è d’accordo con me e non sono io il pazzo e dice che il servizio autobus selvaggio così come è concepito adesso, presto dovrà sparire e che c’è anche il progetto di fare una metropolitana a Lima che cambierà radicalmente le cose e mi sembra una cosa buona tutto sommato ma invece Edwin mi dice che domani in viaggio potremo avere dei problemi chè gli autisti degli autobus fanno sciopero per questa cosa e qui uno sciopero è una cosa seria!, e dopo che le ragazze si sono preparate siamo di nuovo fuori. Andiamo a trovare mio suocero. È arrivato il momento in cui mia moglie mi presenterà a suo padre; la mamma l’avevo già conosciuta chè era venuta in Italia al nostro matrimonio ed era stato bellissimo conoscerla, l’anno prima, che lo spagnolo lo parlavo e capivo ancora di meno di adesso e lei naturalmente non sapeva una parola d’italiano ma eravamo andati d’accordo lo stesso, credo di esserle piaciuto e lei, di sicuro, mi è piaciuta moltissimo, sorridente e solare come la sua Pampas, fotogenica e tradizionale come una cartolina, forte e caparbia e al tempo stesso delicata e fragile, con la scorza dura di chi ha partorito e cresciuto una dozzina di figli in condizioni non propriamente agevoli e coi pori che trasudano la tenerezza di chi quei figli li ama tutti e che lo stesso, ha ancora molto amore da donare, donna d’altri tempi che da una vita si alza tutti i giorni prima dell’alba e che si è dedicata sempre e solo alla casa e alla famiglia, e con un gran senso dell’umorismo oltretutto che è una delle sue caratteristiche che mi piace di più e che più mi ha permesso di trovarmi a mio agio con lei nonostante avrebbe potuto esserci quell’imbarazzo tra suocera e genero che si crea quando nel mezzo c’è un muro come può esser quello della lingua, imbarazzo che grazie a lei non c’è stato, perché mi ha permesso di essere sempre naturale con lei, sempre me stesso, mi ha sempre permesso di rivolgermi a lei senza che dovessi crearmi problemi sebbene ho sempre cercato di portarle tutto il rispetto che si merita; e adesso è il momento di conoscere il papà. Sta a Campo Fè che, mi dicono, è il cimitero più bello e grande e costoso pure, di tutto il Perù e infatti le 2 figlie che lavorano in Italia ci hanno messo 2 anni, di euro, per pagargli il posto lì. E via e siamo di nuovo in macchina tra il traffico impazzito e non mi ci abituo ancora e la gente ci ferma ai semafori e compriamo la cana pura che è canna da zucchero da ciucciare che praticamente è puro zucchero ed è buonissima, ci fermiamo a prendere fiori e coca cola chè la coca cola gli piaceva tanto a papà Valentin e va messa sulla tomba e quando arriviamo a questo cimitero mi rendo conto che non avevano esagerato nel descrivermelo: si entra in macchina da tanto è grande e le strade all’interno del cimitero hanno nomi come le vie e sono a due corsie carrabili e ci mettiamo un po ad arrivare alla zona dove sta sepolto mio suocero e quando ci arriviamo vedo che davvero, nonostante questa maledetta pioggerellina che non la smette di scendere, è bellissimo, prati sconfinati e grandi fiori colorati dappertutto e quando arriviamo alla tomba, però, ho un attimo di imbarazzo, sto per conoscere il padre della mia sposa, credo sia un momento che ti mette, se non paura, quanto meno un po di soggezione, credo che sia così un po per tutti ma non lo so per certo chè io quel momento non l ho mai vissuto, non fino ad ora, e sto per viverlo ora, mi chiedo se mi giudicherà e se sarà contento o meno della scelta della figlia e, davanti ai fiori del suo sepolcro, dico una preghiera, cosa che io non faccio mai per la verità, ma non è un eterno riposo, è un discorso di presentazione. Mi sto presentando a lui dopo avergli già sposato la figlia. È una situazione, se non difficile, quanto meno delicata. Mentre sono assorto nei miei pensieri mi accorgo che intorno a me non c’è tristezza, non c’è il silenzio che si è soliti sentire nei cimiteri italiani, non c’è odore di morte e, in poche parole, non sembra nemmeno di essere in un cimitero, sembra piuttosto di essere in un parco, in un bellissimo parco dove la domenica le famiglie si ritrovano approfittandone per salutare un parente, e non per questo è meno sacro. E così mi rilasso di nuovo. Mia moglie mi abbraccia un attimo. Forse ha capito cosa stavo facendo. Insomma è andata bene. Credo di essere piaciuto anche a papà.

CAPITOLO 1

LIMA: PRIME IMPRESSIONI

Ma ricominciamo dall’inizio, da Lima fior di Cannella, la Capitale del Perù e la Regina del Caos, radici Inca quasi invisibili ma ricordate con orgoglio e impronte spagnole a tratti predominanti e a tratti rinnegate, ormai confuse tra di loro, capitale politica e commerciale, Metropoli e Baraccopoli insieme, città che alterna palazzi ricchi e moderni a case di terra e fango, baracche di poveretti a edifici coloniali lasciati in eredità dallo stupro spagnolo, sfarzose chiese appariscenti a scene di povertà disarmante, città di turisti e criminali, ambulanti e vagabondi, famiglie di gente onesta, famiglie di brava gente umile e ospitale, lavoratori instancabili e lavoratori stanchi, uomini e donne che hanno lasciato casa per venire qui a cercar fortuna e non l'hanno trovata e uomini e donne che la fortuna l'hanno pure trovata, l'inizio del mio viaggio, inizio che arriva dopo un viaggio che definire allucinante è poco se si pensa che ci vuol un’ora e mezza da casa mia per raggiungere l’aeroporto di Malpensa e in aeroporto ci devi arrivare tre ore prima dell’imbarco e poi 13 ore TREDICI sull’oceano fino al Brasile seduti SEDUTI sì perché eravamo nell’ultima fila e il sedile dell’ultima fila non si può reclinare e c’è la tv sì ma non ci sono le cuffie ma tanto i film erano in lingua portoghese e quindi 13 ore a guardare film in portoghese senza audio che io in aereo, seduto per di +, non ci posso dormire e poi il Brasile dove devi ripassare di nuovo tutti i controlli e i controllori c’hanno la mascherina perché in giro c’è l’influenza suina e c’hanno pure il coraggio di farti compilare un modulo in cui ti chiedono se l’influenza suina cell’hai o ti senti che ti sta per arrivare e se ti senti qualche sintomo tipo la stanchezza o se ti senti raffreddato che fa niente se non dormi da ieri, fa niente se è notte da 13 ore e l’alba è ancora lontana e fa niente se sull’aereo c’era un’aria condizionata da cella frigofera, non ti venga in mente, per carità, di rispondere che sei stanco o raffreddato perché ti tengono lì, per via del contagio, certo. Ma a noi non ci viene in mente e ripartiamo, siamo mia moglie Judy, mia cognata MariaLuisa e io e dobbiamo farci altre 5 ore di aereo sull’Amazzonia e questa volta qualche mezzora qua e là, svenuto più che addormentato, me la sono pure fatta.

E poi, finalmente, Lima. Finalmente un cazzo perché, a onor del vero, l’impatto col Perù è stato abbastanza traumatico. Fatta parentesi per l’accoglienza che ho ricevuto dai miei, allora sconosciuti, famigliari che sono stati calorosi, anche se la parola calorosi non gli rende pienamente giustizia, fin dall’inizio e mi hanno amato e si sono fatti amare fin dall’inizio e la piccola Valery mi aspettava con un cartello fatto da lei col mio nome e dei cuori … fatta parentesi di questo, l’impatto è stato abbastanza traumatico. A Lima c’è la Nebbia, Sempre. Ma non è la nebbia di Milano per dire, che vien dalla pianura padana e finisce per confondersi con lo smog, no, questa E’ smog. E non pensate allo smog di Milano perché a Milano, in confronto, non c’è smog e lo dico io che vengo da un paesino in provincia di Bergamo e che a Milano non respiro. Ma a Lima, a Lima…, hai la tosse in 2 ore e dopo 3 ore davvero non respiri. C’è una leggera pioggerellina come se non bastasse che invece che lavar via lo smog sembra soltanto renderlo più umido. E' una pioggerellina fine fine di quelle che non bagnano ma danno fastidio.

- e questa è la pioggia di Lima-

Mi dice Edwin, mio cognato, il più anziano, che già conoscevo perché vive e lavora in Italia e perché mi ha portato all’altare la mia sposa e prima di esser mio parente era anche mio amico

-a Lima non piove mai, e quando piove è così, non piove mai più di così-

E' venuto a prenderci all'aeroporto insieme a qualche altro famigliare e amico. Siamo già in macchina, guida lui e guida bene, ha fatto il camionista per tanti anni qui in Perù e da 8 anni ha la patente italiana e tante altre volte mi è capitato di stare in macchina con lui e lo so che guida bene e mi fido della sua guida e non avrei nessuna ragione di preoccuparmi e invece, in un attimo, vengo assalito da un terrore ancestrale e percepisco di aver paura, come prima non ho mai avuto paura di nient’altro in vita mia, dell’autista limegno. Che già definirlo autista, al limegno, è una contraddizione in termini perché il limegno alla guida è un incosciente prepotente e pericoloso su una macchina che anche a quella poi, definirla macchina, il più delle volte, è ugualmente un azzardo. Che io, sia chiaro, sono uno di quelli che le regole, non gli sono mai piaciute, sono uno di quelli che casomai le regole, gli piace infrangerle, uno di quelli che “l’autorità” l’ha sempre sofferta, che “la divisa” non la può vedere, che tra lo sceriffo e il fuorilegge, nei film ha sempre tifato per il fuorilegge, che al vigile lo odia per partito preso e che al rosso, di sera e se non c’è nessuno, non me ne frega niente che c’è il rosso, se è sera e non c’è nessuno perché mai dovrei aspettare il verde? Io passo. Ecco, a Lima, ho provato nostalgia per le regole ho provato una DISPERATA nostalgia per le regole e compassione per i pochi vigili che ho visto. Perché la differenza, tra l’autista italiano e l’autista limegno, fondamentalmente, è una: in Italia abbiamo una cosa che si chiama “Codice della Strada” e l’autista italiano, tendenzialmente, è portato a rispettarla e quando non la rispetta lo fa consapevolmente perché è sera e non c’è in giro un cazzo di nessuno; in Perù, questa cosa del codice della strada, semplicemente, non ce l’hanno. E senza che nessuno questa cosa me l’avesse anticipata, mi sono così ritrovato nel mezzo di una strada a 3 corsie occupata, alternatamente, da 6 / 7 file di macchine che continuamente ti superano da tutti i lati contemporaneamente e ti tagliano la strada e che se devono svoltare a destra si mettono nella corsia completamente a sinistra

-quello è il palazzo di giustizia-

Mi dice Edwin. E se devono svoltare a sinistra si mettono nella corsia completamente a destra e poi si tuffano dall’altro lato con una manovra assolutamente improvvisa e imprevedibile, tagliando la strada a 6 file di macchine (che dovevano essere 3 in tutto) che inchiodano e ripartono senza che la sinfonia del disordine venga scossa senza che nessuno faccia una piega

-quello è il parlamento-

Mi sembra che mi dica Edwin indicandomi un altro palazzo mentre un altro pazzo ci ha tagliato la strada senza aver messo la freccia (e chi ce l’ha la freccia?) e senza aver guardato lo specchietto (e chi ce l’ha lo specchietto?) perché poi le macchine, e quella è la vera causa dell’incredibile inquinamento che soffre questa città, sono tutte vecchi rottami, altro che euro 3 o euro 4 altro che normative antiinquinamento o cazzo di domeniche a piedi e targhe alterne del cazzo, qua le macchine sputano tutte fuori un fumo dannatamente bianco o dannatamente nero o dannatamente grigio a seconda di quale pezzo del motore è danneggiato e al di là della puzza tremenda ma è pure un problema serio per la visuale, e tutte queste macchine hanno 20 anni, 30 anni, giuro anche 40, e mi prendesse un colpo se non è vero, alcune pure l’età di mio papà. Sì, perché vi siete mai chiesti dove vanno a finire le macchine che noi "ricchi" buttiamo via perché, ormai, ha quindici anni? Perché tanto, c'è l'incentivo per la rottamazione, e noi semplicemente crediamo che le nostre macchine le rottamano e ci fanno uno sconto sulla macchina nuova, ma non è così, adesso lo so, no non rottamano proprio niente, le nostre macchine vecchie le prendono e le vendono nei paesi poveri, quelle europee, io credo, andranno forse in Africa o forse andavano nei paesi dell'Est nelle zone povere dell'ex Russia, e in Perù invece arrivano dagli Stati Uniti, si possono vedere vecchie Cadillac, vecchie Pontiac e vecchissime Ford, macchine che erano state gloriose ai loro tempi, quelle grandissime macchine larghe e lunghe, bellissime una volta, quelle che qua in Italia se ce n'hai una così ed è tenuta bene c'hai una macchina d'epoca e sei un figo e magari l'affitti per i matrimoni e se la rivendi ci fai un sacco di soldi mentre qua in Perù queste vecchie glorie si trascinano in giro e continuano a camminare sfidando ogni legge della fisica e della meccanica e cadono a pezzi e c'hanno la vernice di diversi colori perchè quella originale si è lasciata andare e poi magari tanti anni fa era stata data un'altra mano di un altro colore che non c'entrava un cazzo che poi si è scolorita pure quella o forse è antiruggine o forse è ruggine o magari un pezzo è stato sostituito e veniva da una macchina di un altro colore e le vedi ogni tanto nei film quelle macchine lì tirate insieme in questo modo che magari è la macchina del pazzo e cattivo o magari siamo in un era postatomica o sa 'l cazzo che cosa e sono così assurde che chiaramente, pensi, che sono state tirate insieme così per la scenografia, che sono state "truccate" e invece, qui in Perù, è dannatamente normale.

-quello è lo stabilimento di D'Onofrio-

Mi dice Edwin che guida e fa la guida

-è una ditta di gelati, tra le più grandi del Perù, la più grande forse, "il gelato italiano" dicono e quando sono venuto in Italia 8 anni fa mi aspettavo di trovarlo e invece no. Come anche Don Vittorio "la pasta italiana" che quando sono venuto in Italia la prima volta tutti mi dicevano "salutami Don Vittorio" ma Don Vittorio probabilmente è peruviano e fa pasta peruviana ma ha avuto la trovata pubblicitaria di dire che era italiano così come la sua pasta perchè, si sa, che la pasta è italiana-

Ci sono quei vecchissimi furgoni della ford con il muso enorme e alto e il rimorchio in legno, ci sono quei pullman americani di quelli che guida Otto dei Simpsons quelli gialli col muso che viene in fuori bellissimi grandissimi e altri furgoni piccolissimi che si credono pullman anche loro e gli uni e gli altri si fermano continuamente per raccogliere i passeggeri ma non alle fermate, no, non ce le hanno le fermate, si fermano dove c'è gente che vuol salire che si sbraccia per far fermare il pullman, mentre sul pullman c'è l'addetto a far salire la gente sul pullman attaccato con una mano alla sbarra e con tutto il corpo di fuori che grida alla gente la zona verso la quale vanno e grida

-sube sube sube sube- che in spagnolo significa -sali sali sali sali- da non confondersi con -sali sali sali sali- che invece in italiano significa -esci esci esci esci- e quello te lo grida quando devi scendere. e quando qualcuno deve salire o scendere il pullman semplicemente si ferma in mezzo alla strada, non è che accosta e non è che, naturalmente, segnala la cosa in nessun modo alla macchina che segue, che peraltro non frena, si butta a sinistra tagliando la strada alla macchina che c'è sulla corsia in parte che farà la stessa cosa se ha un'altra corsia o inchioderà se non potrà fare altro.

Le altre macchine, quelle che non sono gli scarti dell'America del Nord, quelle più recenti, sono tutte Toyota, tutte. Il perù non ha una casa automobilistica e, per una qualche a me sconosciuta ragione, sembrerebbe che abbia adottato come sua casa nazionale la Toyota, ce ne sono tantissime, molte più di quante Fiat ci siano in Italia o di quante Mercedes e BMW ci siano in Germania.

I semafori poi sono posizionati in maniera diversa da come li abbiamo in Europa, qui in Italia sono all'incrocio, prima dell'incrocio se vuoi, vale a dire prima della strada che incrocia la strada sulla quale sei, sono esattamente in corrispondenza del punto in cui ti devi fermare; in Perù d'altro canto sono dopo l'incrocio, appena dopo la strada che incroci il che vale a dire che, se avessi guidato io, mi sarei fermato ogni volta in corrispondenza del semaforo e cioè in mezzo all'incrocio; trovando quanto meno discutibile questa cosa ne chiedo spiegazioni a Edwin, mi dice che è giusto così, che almeno hai il tempo di vederlo e lì per lì la risposta mi convince quasi, salvo poi accorgermi che i semafori, se ci fossero o meno, non farebbe alcuna differenza in quanto qui passa primo chi infila il muso per primo, con il clacson naturalmente, chè qui guidano con una mano sul volante e l'altra sul clacson e se devono cambiare marcia lasciano il volante, e ogni fottuto incrocio che attraversiamo mi cago addosso dallo spavento.

-quello è il monumento di...-

mi dice ancora Edwin mentre con un'abilità e una disinvoltura invidiabili danza nel traffico impazzito di questa antica città dei Re Magi tra buche (voragini!) dappertutto in mezzo alla strada e disordine e sporcizia ai lati della strada ai piedi di edifici stonati, ma io ormai non sento più niente, e non riesco nemmeno a godermelo questo paesaggio tanto che sono attaccato alla cintura e impietrito sul mio sedile del passeggero davanti, il posto del morto, e attentissimo alle mosse degli altri automobilisti per poter gridare, nel momento del bisogno -attento Edwin!- cosa di cui peraltro Edwin non sembra sentire la necessità.

-peccato per la pioggerellina che non ti fa vedere bene la città, ma qui a Lima è così, è tipica di qui e, comunque, non piove mai più di così, pensa che nessuno ha l'ombrello qui perchè tanto non serve-

mi dice ancora e in effetti con questa pioggerellina non sarebbero venute un granchè le foto, cosa che peraltro mi è stato proibito di fare perchè

-se ti vedono con in mano una macchina fotografica ti spaccano il vetro pure in corsa per portartela via!- mi dice sempre Edwin, cosa che non contribuisce a tranquillizzarmi e -attento!- dico io indicando l'ennesimo autista distratto contro cui io sarei andato a sbattere mentre mia moglie ride perchè probabilmente trova divertente il fatto di vedermi terrorizzato -Te l'avevo detto, quando eravamo andati a visitare Napoli, che mi ricordava Lima- mi dice lei.

Ma a Napoli, che la prima volta che ci sono andato son rimasto sconvolto dal loro modo di guidare, ora so che guidano bene, ora so che, rispetto ai limegni son tutti autisti disciplinati.

E intanto pedoni coraggiosi continuano ad attraversare la strada nei punti più pericolosi possibili cercando in tutti i modi di farsi ammazzare ma non ci riescono perchè le macchine li schivano e io salto sul mio sedile ancora e ancora e poi finalmente arriviamo a LaVictoria, quartiere di Lima dove i miei famigliari hanno una casa, e pare Far West, e sono troppo contento che siamo arrivati chè mezzora di macchina è stata più intensa di 18 ore di aereo.

E finalmente scendiamo dall'auto e piove che Dio la manda, altro che non averci l'ombrello e, a dir la verità, Lima non è che mi sia proprio piaciuta mica tanto.


Visualizza LIMA, aeroporto - La Victoria in una mappa di dimensioni maggiori

mercoledì 26 agosto 2009

IL MIO PERU,

RESOCONTO DI VIAGGIO


INTRODUZIONE:

APPENA RIENTRATI IN ITALIA,SENSAZIONI



Mi fanno male le gambe e sono un uomo più ricco, ho visto una sola Meraviglia ma tanti tanti meravigliosi uomini e donne, ho attraversato un oceano solo per fare una vacanza e sono cresciuto, ero andato solo per divertirmi ma ho imparato tante cose, ho imparato dal Perù ad avere rispetto e timore delle montagne, ho imparato a vedere una strada dove prima non avrei visto un sentiero, ho imparato ad avere paura di quella strada, ad abituarmici e a rimpiangerla quando ho imboccato una strada peggiore, ho visto coi miei occhi che c’è gente che vive una vita dove non passeresti una notte, ho imparato dal Perù che se dai un nome a un gruppo di 8 case sperdute in mezzo al nulla, tra le Ande, quelle 8 case diventano un paese e dà più sicurezza attraversare un paese che non 8 case dimenticate da Dio da qualche parte tra le Ande, ho imparato che Dio non dimentica niente e ho imparato che quando le Ande le stai attraversando, con una macchina che non è stata concepita per farlo, e stai su una sola strada da centinaia di km, che una strada sola c’è, e a un certo punto c’è un bivio e nessun cartello che indica la via, e nel serbatoio non c’è abbastanza benzina per tornare indietro né per tentarle tutte e due, ho imparato che quello sì è un problema e non quelli che ho tutti i giorni, ho imparato che poi la stessa identica cosa ti può succedere giorni dopo in mezzo al deserto e quando fermi la macchina e scendi e volgi lo sguardo da tutte le parti e non vedi niente all’orizzonte nient’altro che deserto e non ti ci abitui a una cosa così e quello sì è un problema e ho imparato dal Perù che i problemi poi alla fine li risolvi sempre e che alle volte ci preoccupiamo troppo, ho imparato dal Perù che una festa poi è una festa da questa e da quell’altra parte dell’oceano ma da questa parte dell’oceano di feste ne facciamo troppo poche, e nessuna così, ho visto in Perù feste incredibili, coloratissime e rumorose coinvolgere un paese intero, coinvolgermi, ho visto un paese chiedere alle montagne che benedicessero una mucca, ho visto un paese fare una festa ogni giorno a una mucca diversa, più e più giorni di seguito, ho fatto feste alle mucche e ho ballato con le mucche, ho anche ballato con tutte le donne del paese e ho bevuto il trago, ho imparato dal Perù che l’unico vero modo di conoscere un Paese e il suo popolo non è guardare ma partecipare, non è studiarlo ma viverlo e ho visto che alla gente piace chi ha voglia di partecipare, chi ha voglia di vivere, ho visto in Perù l’allegria e i colori, ho visto la povertà e la dignità nella povertà, e ho imparato a non dare per scontato tutto quello che davo per scontato, ho imparato a mangiare al rovescio e a convincermi del fatto che invece ero io che avevo sempre mangiato al rovescio, ho visto 9 persone in una sola macchina e mi sono stupito e un’altra volta 6 persone e 3 pecore in una macchina e non mi sono stupito più, ho visto il camion della spazzatura passare per le strade con la musica a tutto volume e l’uomo che raccoglie la spazzatura seguire il camion ballando come il più invasato dei ballerini, ho visto la bellezza, ho visto cambiare tanti paesaggi diversi e ho conosciuto il microclima, ho imparato a fare la spesa nei campi e dai contadini, ho riso, mangiato e bevuto così tanto che non mi sembra vero, e non mi sono mai divertito tanto in vita mia, ho visto e vissuto il paesino dov’è nata la donna che amo e mi ci sono innamorato, ho sentito profumi, assaggiato sapori e ascoltato suoni, ed erano tutti nuovi!, ho imparato parole di una lingua dimenticata e a cucinare in una buca in terra, ad andare a letto presto e a svegliarmi col gallo, e a stare sempre in compagnia, ho ricevuto tanti di quei regali, materiali pure, costosi anche che poi quando sai che la loro moneta vale un quarto della tua lo apprezzi pure di più se possibile, e ti chiedi come fanno a non farti mai mancare niente, e ho ricevuto regali anche non materiali se è per quello, attenzioni, considerazione, cure, sorrisi e perle di saggezza di quelle che ci rimani lì come uno scemo, da anziani, coetanei e ragazzini pure, ho imparato a respirare bene a più di 3000 metri sul livello del mare, e a ballare senza fiato e a suonare la qenua pure, a suonare “il condor pasa” anche se poi loro dicevano che quando suonavo io il condor non voleva passare e a ballare a ballare e ancora a ballare in quel paese in quella pampa e ho imparato che la strada per arrivare in quella pampa è lunga e dura ma di sicuro ne vale la pena e che alle volte, questo è sicuro e non più illuminante ormai, la strada per arrivarci è più importante della meta, sì ma per come sono fatto io quando quella meta l ho raggiunta non me ne sarei andato più, perché c’ ho trovato un tesoro in quella pampa, perché ero andato per fare una vacanza e invece ho trovato una famiglia perché sono stato accolto come un figlio e come un fratello e non credevo di trovare tanto e quando sono andato via mi è entrata un po’ di sabbia negli occhi.

sabato 18 luglio 2009

partiamo domani!
non mi sembra vero!

ultimi preparativi prima di partire...
le valigie....
e cominciavo a pensare che sarebbe utile anche sapere esattamente cosa valgono là gli euro che porto da qua....

La moneta del Perù è il Nuevo Sol Peruano (PEN), ma accettano correntemente anche il Dollaro Americano (USD) e a volte anche l'Euro ma comunque......
a oggi 18/07/09

1 EURO vale 4,279 SOLES
1 SOL vale 0,233 EURO

1 DOLLARO vale 3,035 SOLES
1 SOL vale 0,329 DOLLARI

1 EURO vale 1,410 DOLLARI
1 DOLLARO vale 0,709 EURO

vedi
convertitore universale di valuta

da wikipedia:
Il Nuevo sol (plurale nuevos soles) è la valuta del Perù.

È suddiviso in 100 céntimo e il suo codice ISO 4217 è PEN.

È stato introdotto il 1º luglio 1991 per sostituire l'incredibilmente inflazionato Inti, con un tasso di cambio di 1.000.000 a 1. Le prime monete furono coniate il 1º ottobre 1991 e le prime banconote il 13 novembre 1991. Le monete in circolazione sono da 1, 5, 10, 20 e 50 céntimo e 1, 2, 5 sol; le banconote esistono in tagli da 10, 20, 50, 100, e 200 sol.

vedi anche, in inglese, http://en.wikipedia.org/wiki/Peruvian_nuevo_sol
per informazioni più dettagliate e foto

martedì 30 giugno 2009

INCA GAME

Indiana Jones che vola in Perù alla ricerca del teschio di cristallo


Indiana Jones Museum

Play Online Game: Indiana Jones Museum

INCA GAME

Le Pietre - Inca Blocks


L'Impero degli Inca viene sempre ricordato come una delle più grandi civiltà della storia. Adoravano le pietre e apprezzavano la loro sostanza. Secondo alcune ipotesi fanta-archeologiche avevano scoperto addirittura l'antigravità!
Allora fate un salto nel passato e risolvete tutti i loro puzzle.
Lo scopo è spostare gli enormi blocchi di pietra verso la loro base, superando tutte le difficoltà del livello (come la forza di gravità).

Prima di ogni livello vi verrà spiegato l'obiettivo da raggiungere e il modo di giocare.
Si gioca con il MOUSE: cliccate per trascinare i blocchi nella posizione desiderata, e aumentate la forza impressa premendo SHIFT.



martedì 16 giugno 2009

EL ROMPE CALZON

Tra le cose che la suocera mi ha promesso di farmi trovare e che non vedo l'ora di riassaggiare c'è questo liquore originario della selva amazzonica che provai per la prima volta quando mi arrivò in Italia proprio come regalo della suocera direttamente dal Perù.
Un superalcolico dolce amaro che ricorda un po i nostri amari alle erbe del dopo cena stile fernet. Un liquore fatto con delle radici della foresta amazzonica, che oltre ad essere veramente molto molto forte ha la particolarità di essere, più che un digestivo, un afrodisiaco.
In effetti pare che le radici con cui è prodotto oltre ad avere le più diverse e sorprendenti proprietà curative siano anche dei fenomenali afrodisiaci.
Da cui, non a caso, il nome.
Le varie piante, prese singolarmente, sono da sempre rimedi e medicine e parte di pozioni magiche. Insieme, fatte macerare nell'alcool, danno vita a questo liquore il cui scopo principale non è più quello di essere medicinale ma quello di essere liquore. Infatti se ne berrete tantissimo non starete benissimo in virtù delle piante medicinali che contiene, ma più presumibilmente malissimo per via dell'alcool con cui è fatto.
Pare che non esista al di fuori del Perù e che fino a poco tempo fa fosse prodotto solo artigianalmente da chi ne custodiva il segreto.
E in effetti quello che ho bevuto io è stato fatto in casa proprio dalla mamma di mia moglie. E scusate se è poco.
Ultimamente però, stando a quello che trovo su Internet (http://peruinka.blogspot.com/2007/05/el-rc-rompe-calzn-licores-de-la-selva.html) pare che si sia cominciato anche a produrlo su scala un po più vasta. Lo stesso sito tra l'altro presenta anche altri liquori caratteristici della selva quali il 7raices e il Levantate Lazaro (che è un altro nome che è tutto un programma), nonchè gli ingredienti e il metodo di preparazione del mio RompeCalzon che riporto tra i miei appunti di modo che un giorno, magari coi consigli della suocera, potrò riprodurlo.
5 radici: abuta, chuchuhuasi, uña de gato, chayahuasca, cabobolo da macerare in aguardiente per 8 giorni per poi filtrare e aggiungere miele. sembra piuttosto semplice, la maggiore difficoltà sembra essere recuperare gli ingredienti.
ABUTA
Abuta è un rampicante legnoso le cui foglie possono raggiungere i 30 cm di lunghezza. Appartiene al genere dei Cissampelos, di cui la maggior parte delle specie si trovano ai tropici. Abuta si trova in Perù, Brasile, Ecuador e Colombia.
Come le altre piante del suo genere, contiene un gruppo di alcaloidi che sono stati oggetto di numerose ricerche nel corso degli anni. Da queste è emerso che gli elementi fitochimici che si trovano in abuta hanno proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie, e antipiretiche. Più di un centinaio di studi ha recentemente descritto anche una possibile azione contro la leucemia e altre cellule tumorali, ma ricerche più approfondite sono ancora in corso. Accanto a queste, sono state documentate proprietà ipotensive, antimicotiche e antimicrobiche.
In Sud America abuta viene chiamata “erba delle levatrici” per il suo tradizionale impiego per tutti i tipi di disturbi femminili, dai crampi mestruali ai dolori pre- e post- partum, all'eccessiva emorragia, fino alle emorragie uterine.
Abuta ha una lunga storia di impiego come rimedio popolare per la digestione e altri disturbi in tutto il Nord e Sud America. (http://www.naturvitae.com/index.php?mod=content&ID=22&cat=ERBE&lang=IT)
CHUCHUHUASI
Chuchuhuasi è un enorme albero della foresta pluviale che può raggiungere i 30 metri di altezza e cresce nelle aree tropicali della foresta pluviale in Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù. Sono stati dati numerosi nomi a questa specie e tutti si riferiscono allo stesso albero.
Chuchuhuasi ospita i più potenti elementi fitochimici come triterpeni, favonoli e alcaloidi sesquiterpeni. Due dei più conosciuti elementi in chuchuhuasi sono due alcaloidi di cui è stata documentata già negli anni '60 l'attività antitumorale, anche se non sono presenti in una quantità sufficiente per avere davvero un'azione terapeutica contro il cancro.
La lunga storia d'uso di chuchuhuasi ha alimentato un grande interesse nella comunità scientifica. Negli anni '60, una compagnia farmaceutica americana scoprì una potente proprietà di immunostimolante localizzata nell'estratto di foglie e corteccia, documentando che aumentava la fagocitosi (la capacità delle cellule immunitarie di attaccare i batteri e le cellule sconosciute). Ricerche del 1977 hanno riportato che l'estratto alcolico della corteccia possedeva un'azione antinfiammatoria e analgesica, scoperta che ha convalidato l'uso tradizionale per i dolori artritici. Azione questa, che è stata registrata negli anni '80 anche da un gruppo di ricercatori italiani che, in più, sostennero che quest'azione era parzialmente collegata ai triterpeni e agli antiossidanti isolati nella corteccia del tronco.
Nel 1993, un gruppo di ricerca giapponese ha isolato un nuovo gruppo di alcaloidi, a cui è probabilmente da ascrivere l'efficacia del chuchuhuasi nei trattamenti di artrite e reumatismi. Una compagnia farmaceutica statunitense, studiando le proprietà antinfimmatorie ed antireumatiche di questa pianta, ha determinato che questi alcaloidi possono inibire la produzione della proteina chinasi C
Altri elementi fitochimici attivi contro l'aldoso reduttasi (l'enzima implicato nel danneggiamento delle terminazioni nervose nei pazienti diabetici) sono stati poi scoperti da un gruppo di ricerca spagnolo nel 1998.
Infine, un test compiuto da ricercatori italiani negli anni '70 e poi ribadito nel 1999 e nel 2000, ha documentato l'azione di un estratto di chuchuhuasi contro il cancro della pelle.
Molti altri usi sono poi documentati nella medicina tradizionale, dove la corteccia della pianta è stata usata per secoli come rimedio. Il nome peruviano della pianta, ad esempio, significa “schiena tremante” e si riferisce al suo impiego tradizionale per l'artrite, i reumatismi e il mal di schiena. Gli indigeni dell'Amazzonia credono inoltre che il chuchuhuasi sia un afrodisiaco ed un tonico. (http://www.naturvitae.com/index.php?mod=content&ID=41&cat=ERBE&lang=IT)
UNA DE GATO
Cat's claw (Uncaria tomentosa) è un rampicante legnoso il cui nome deriva dalla forma uncinata delle spine che crescono attorno al rampicante e assomigliano agli artigli del gatto. Cat's claw cresce nella foresta pluviale e nelle aree tropicali dell'America Meridionale e Centrale, inclusi Perù, Colombia, Ecuador, Guinea, Trinidad, Venezuela, Suriname, Costa Rica, Guatemala e Panama.
In Messico e America Latina altre specie di piante vengono comunemente chiamate uña de gato, ma non appartengono né allo stesso genere né alla famiglia dell'Uncaria tometosa e hanno proprietà tossiche.
In cat's claw sono presenti diversi elementi chimici a cui si devono gran parte delle azioni e degli usi della pianta.
Fra i primi e più studiati elementi, ci sono un gruppo di oxidol-alcaloidi di cui è stato documentato l'effetto immunostimolante e anti-leucemico. Un altro gruppo di alcaloidi ha dimostrato azioni antinfiammatorie e antivirali, mentre un'altra classe di composti presenti in cat's claw è stata documentata per l'azione immunostimolante, antinfiammatorio, anti- cancerogene e di riparatori cellulari.
Un'importante serie di studi condotti fra il 1970 e il 1990 su cat's claw si devono al giornalista ed etnologo autodidatta Klaus Keplinger e, sulla sua scia, a ricercatori europei e peruviani. Da essi è emerso che, usata in piccole quantità, cat's claw aumentava la funzione immunitaria del 50%.
In aggiunta a questa azione immunostimolante, sono state documentate in vitro proprietà anti-cancerogene e anti-leucemiche. Una ricerca italiana del 2001 ha dimostrato che in vitro cat's claw può inibire del 90% le cellule cancerogene del seno. Uno studio svedese precedente del 1998 ha documentato il potere inibitore in vitro della crescita del linfoma e delle cellule leucemiche. Ricerche precedenti avevano d'altra parte già segnalato come cat's claw riduceva alcuni effetti collaterali delle terapie anti-cancro (perdita di capelli, perdita di peso, nausea, infezioni secondarie, perdita di globuli bianchi). Quest'azione è stata attribuita alla proprietà coadiuvante di cat's claw nella riparazione del DNA e nella prevenzione delle cellule dagli agenti mutageni.
Un'altra significativa area di studi si è focalizzata sulle proprietà antinfiammatorie di cat's claw. Tests hanno dimostrato che cat's claw può inibire l'infiammazione dal 46% all'89%, convalidando così l'uso tradizionale della pianta per artriti e reumatismi, oltre che per infiammazioni gastrointestinali.
Ricercatori argentini invece ne hanno studiato e documentato l'effetto antiossidante e inibitore del fattore di necrosi tumorale alfa. Una ricerca statunitense ha riportato questa proprietà non all'azione immunostimolante degli alcaloidi di cat's claw, ma a quelle antinfiammatorie di un gruppo di glicosidi che agirebbero sull'agente chimico infiammatorio che è il fattore primo di crescita tumorale. A questo stesso gruppo di elementi fitochimici sono state anche attribuite proprietà antivirali.
Altri alcaloidi contenuti in cat's claw sono inoltre stati studiati per le loro proprietà ipotensive, vasosilatatorie, oltre che per l'azione di abbassamento della frequenza cardiaca e dei livelli di colesterolo nel sangue.
Infine, le più recenti ricerche hanno studiato i possibili effetti di cat's claw su individui affetti da morbo di Alzheimer, oltre che su depressione, ansia, disturbi alimentari, dolori cronici e obesità.
(http://www.naturmedica.com/index.php?mod=erbe&ID=37&lang=IT)
CHAYAUASCA
Sulla Chayauasca non ho trovato interrogando Google nessuna risposta. Da ricerche collaterali credo che potrebbe corrispondere al Sanango, ingrediente della famosa Ayahuasca, divino allucinogeno o, più probabilmente, alla Clavo Huasca, potente afrodisiaco naturale che aumenterebbe la libido soprattutto femminile.... ad ogni modo....:
CLAVO HUASCA
Clavo huasca è un rampicante che può estendersi fino a 80 m in lunghezza ed è tipico della foresta amazzonica e di altre aree del Sud America. La corteccia e la radice hanno un distintivo aroma simile a quello del chiodo di garofano, da cui il suo nome comune chiodo di garofano bianco.
Nonostante la sua lunga storia come rimedio nella medicina popolare sudamericana, non sono stati ancora pubblicati studi clinici su clavo huasca.
Ancora oggi, questa pianta è usata in modo diffuso come afrodisiaco naturale sia per gli uomini che per le donne nel Sud America. In particolare, sembra essere molto efficace per le donne nel periodo pre-menopausa (ma non altrettanto per la perdita di libido dopo la menopausa). (http://www.naturvitae.com/index.php?mod=content&ID=44&cat=ERBE&lang=IT)
CABOBOLO
Infine anche del Cabobolo nè io nè Internet ne sappiamo un bel niente. Studi incrociati su diverse traduzioni mi hanno portato a pensare, ma potrei benissimo sbagliarmi, che potrebbe essere l'Iporuru, altro potente afrodisicaco naturale che aumenterebbe la libido soprattutto maschile questa volta. ....ad ogni modo....:
IPORURU
Iporuru è un arbusto che raggiunge gli 8-10 m di altezza che cresce principalmente sui rilievi più bassi e sui piani alluvionali del sistema di fiumi amazzonici in Perù, ed è tipico delle aree umide e tropicali di Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Paraguay e Venezuela. Iporuru può essere coltivato solo nella stagione secca, mentre passa la stagione delle piogge sott'acqua. La gente del luogo ritiene che le proprietà officinali localizzate nella corteccia siano presenti solo durante la stagione secca.
Finora è stata condotta ben poca ricerca per catalogare gli elementi fitochimici presenti in iporuru. Uno screening iniziale ha rivelato che contiene steroidi, saponine, fenoli, flavonoli, flavoni, tannini, xantoni e alcalodi. Le proprietà antinfiammatorie di iporuru sono attribuite a un gruppo di alcaloidi localizzati nella corteccia.
Similmente, non è stata condotta una gran ricerca clinica su iporuru, di contro alla sua lunga storia d'uso nei sistemi erboristici del Sud America. Tuttavia, quel poco che è stato studiato aiuta decisamente a spiegare alcuni dei suoi usi tradizionali. Studenti di farmacognosi in Svezia hanno documentato come un estratto alcolico di corteccia possa ridurre gonfiori e infiammazioni se applicato topicamente. E' stato inoltre segnalato come questo estratto sia in grado di inibire la sintesi di prostaglandina COX-1. Le prostaglandine, prodotte dall'attività dell'enzima cicloossigenasi (COX), sono collegate ai processi e alle malattie infiammatorie. L'azione inibitoria della prostaglandina può in parte spiegare l'uso tradizionale di iporuru per le infiammazioni alle giunture e i disturbi ossei come l'osteoartrite, l'artrite e i reumatismi.
Un'altra ricerca, condotta in Canada, ha segnalato come iporuru possa anche avere azioni antimicotiche, antivirali e antitumorali. I ricercatori canadesi durante l'analisi dell'inibizione del tumore del colletto, hanno testato l'attività di un estratto alcolico e di uno acquoso di corteccia di iporuru a piccoli dosaggi. In un altro test, solo l'estratto alcolico è stato dimostrato attivo. Questi tests hanno rivelato che l'estratto alcolico manifesta un'azione antimicotica contro diversi ceppi di funghi, mentre quello acquoso è inattivo. Allo stesso modo, l'estratto alcolico ha rivelato una migliore azione antivirale rispetto a quello acquoso. Ma nessuno dei due ha mostrato alcuna azione antibatterica o anti-lieviti.
Per secoli gli indigeni dell'Amazzonia hanno utilizzato la corteccia e le foglie di iporuru per differenti scopi. Comunemente, iporuru viene utilizzato assieme ad altre piante durante l'addestramento sciamanico e, alle volte, è uno degli ingredienti dell'ayahuasca (un decotto multi-erbe allucinogeno usato dagli sciamani). In tutta l'Amazzonia la corteccia o le foglie vengono preparate in tinture (generalmente assieme al rum locale, chiamato aguardiente) come rimedio locale per reumatismi, artriti, raffreddori e dolori muscolari. E' inoltre famoso fra gli indigeni peruviani per dare sollievo ai sintomi dell'osteoartrite e aiutare la flessibilità e la mobilità.
(http://www.naturvitae.com/index.php?mod=content&ID=147&cat=ERBE&lang=IT)

domenica 29 marzo 2009

ABBIAMO PRESO I BIGLIETTI!

SI PARTE IL 19 LUGLIO DA MILANO ALLA SERA, AL MATTINO SIAMO IN BRASILE E TRE ORE DOPO PRENDIAMO L'AEREO PER LIMA

NON VEDO L'ORA!

sabato 17 gennaio 2009

volevo segnalare questo sito
siamolatinos
interessante pagina web di un peruviano che abita in italia e che ha raccolto nella sua pagina web tutta una serie di curiosità, foto, video, articoli interessanti e di attualità sul perù e tutto il mondo latino, sui latini in italia e sull integrazione degli stessi in italia.
interessante anche il titolo, metà in italiano e metà in spagnolo, cosa questa che segnala la fusione delle due culture e che mi è piaciuta molto.

volevo inoltre ringraziare l autore per essermi venuto a trovare nel mio blog.

hola!

venerdì 2 gennaio 2009

LA DANZA DELLE FORBICI

comincio l anno nuovo con un articolo interessante. la danza delle forbici.
abbiamo festeggiato il capodanno in famiglia quest anno. con la metà peruviana. abbiamo mangiato peruviano ma di questo parlerò semmai in un altro articolo. abbiamo festeggiato un capodanno normale per il resto. italiano, se vuoi. s'è mangiato bevuto e scherzato. abbiamo passato l uno guardando dei video su danze peruviane.
quella di cui m interessa parlare è
la danza delle forbici.

uno perchè m han detto che questo è il suo periodo, da dopo natale per l esattezza (anche se per la verità di questo non ho trovato conferme nelle mie breviricerche in rete), e 2 perchè mi hanno anche detto che la regione di provenienza di questa danza è proprio Huancavelica, cioè, come avevo avevo già avuto modo di dire, la regione dalla quale proviene mia moglie e che avrò presto modo di visitare. di questo ho sì trovato conferme anche se bisogna precisare che la danza non è esclusiva solo di Huancavelica ma di tutta quella zona lì (sempre secondo le voci della rete), da lì poi è facile intuire come sia diventata in un secondo momento patrimonio nazionale.

è una danza antichissima, con una musica piacevolissima, molto vivace e svelta, che prevede sostanzialmente la sfida tra 2 danzatori che svolgono evoluzioni impressionanti tenendo sempre in mano delle forbici che suonano senza sosta. esattamente. le suonano. non smettono mai nemmeno mentre fanno le evoluzioni che potete vedere nei video che di seguito propongo.

da quello che ho capito la danza anticamente prevedeva anche pratiche violente quasi sadiche di automutilazione che avevano certamente una qualche valenza religiosa o simbolica mentre adesso quest aspetto viene un po tralasciato a favore dell aspetto più prettamente spettacolare della danza stessa.

infine una delle particolarità che mi ha più colpito è il fatto, curiosissimo, che in questa danza non è il danzatore a seguire il tempo della musica costruendoci sopra i suoi balli, come succede normalmente nella totalità, per quanto ne so, degli altri balli del mondo, ma è la musica che corre dietro alle evoluzioni del danzatore assecondandone i movimenti.

gli strumenti utilizzati sono, oltre alle forbici che suona il danzatore, l'arpa e il violino.

infine sono da notare i costumi, bellissimi e sgargianti.


di seguito la spiegazione spagnola, di certo più esauriente della mia, di wiki sud america

Danza de las tijeras
De Wikipedia, la enciclopedia libre
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La danza de las tijeras, danzaq o danza de gala es una danza mestiza originaria de la región de Ayacucho, en el Perú, cuyo marco musical es provisto por violín y arpa, y que posteriormente fue difundida a las regiones de Huancavelica y Apurímac.[1]

La danza de tijeras puede ser de distintos tipos, por ejemplo, la danza mayor o de competencia, la danza menor o «Qolla alva» que se baila por las noches; y zapateos, ejecutados en las festividades navideñas.[2] En la danza de competencia, dos bailarines (también llamados «danzaq») danzan por turnos retándose el uno al otro a superar el riesgo de los pasos que realizan, a esta competencia se conoce como «atipanakuy», «hapinakuy», «tupanakuy», entre otros.[1]

Según los sacerdotes de la colonia, su lado mágico obedece a un supuesto pacto con el diablo, debido a las sorprendentes pastas o pruebas que ejecutan en la danza. Estas pruebas se denominan Atipanacuy. El instrumento central de la danza son las tijeras elaborados de dos placas independientes de metal de aproximadamente 25cm.de largo y que juntas tiene la forma de un par de Tijeras de punta roma. Actualmente las regiones de mayor difusión de esta danza son: Huancavelica, Ayacucho, Junín, Apurímac y Lima. [cita requerida]
Contenido
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* 1 Secuencia de la danza
* 2 La danza de las tijeras en la actualidad
* 3 Notas
* 4 Enlaces externos

Secuencia de la danza [editar]

La danza de las tijeras sigue una secuencia según la cual varía la música y se incrementa progresivamente el riesgo de los pasos de baile.[1]

1. «Ensayo»:
2. «Tonada»:
3. «Huamanguino»:
4. «Patara» o «pasta»: En esta etapa se ejecutan pasos de baile sobre la punta de los pies.[1]
5. «Cascabel»:
6. «Caramuza»:
7. «Agonía»:

La danza de las tijeras en la actualidad [editar]

Es un baile de hombres que se desarrolla en contrapunto (Atipanakuy), al son del arpa y del violín.Los campesinos la llamaban “Supaypa Wasin Tusuq”: el danzante en la casa del diablo. José Maria Arguedas generalizó la apelación “danzante de tijeras” por las tijeras que los danzantes llevan en la mano derecha y que las entrechocan mientras bailan. Al final de la fiesta, la gente de la comunidad designa al ganador.

En la sierra, se baila desde abril hasta diciembre, en todas las fiestas agrícolas y religiosas importantes. Cada melodía corresponde a unos pasos : Pasacalle, para marchar en las calles; Wallpa wajay, cuando son las tres de la mañana y canta el gallo. Durante el día, se toca en tono mayor, por la noche, en tono menor. El primer día (Anticipo), llegan al pueblo los músicos y danzantes. A las 12 de la noche, en secreto, hacen el pago en la plaza, la ofrenda al Huamani. El segundo día (Víspera), desfilan por las calles y bailan en contrapunto desde las 6 de la mañana hasta las 8 de la noche. El tercer día (Día Central), se hacen las pruebas : hacen números de magia, se traspasan con agujas y espinas, suben a las torres de la iglesia(torre bajay)donde realizan demostraciones de equilibrio y acrobacia. El cuarto día (Cabildo), bailan otra vez hasta las 8 de la noche y el quinto día (Despacho), regresan a su lugar de origen.

En Lima, el tiempo y el espacio urbano han provocado transformaciones profundas del baile. En las fiestas religiosas tradicionales celebradas por las asociaciones de provinciales, solamente se celebra durante dos o tres días, un fin de semana. En los teatros, se tuvo que adaptar para la escena teatral y cada representación solamente dura de 15 hasta 20 minutos.

Danza ritual de la sierra, se convirtió en una danza festiva y espectáculo en Lima. Revela un proceso de transformación profunda de la cultura andina y de la cultura urbana a su vez. Convertido ahora en uno de los símbolos de la cultura nacional.

La Sarita, grupo peruano de rocanrol, canta sobre los danzantes de tijeras en la cancion "Danza la Raza", donde se incorpora el uso del arpa y del violin para describir una escena de un danzante de tijeras.




e dopo di quella spagnola
in italiano, bella e esauriente, ne propongo una da
PORTALE PERU'
interessantissimo portale italiano sul perù che solo adesso scopro e che è
questa



+ altre in italiano:
ventitre
e
didaweb

e un'altra in spagnolo che pone più l accento sull aspetto magico religioso della danza stessa e sulle sue origini in conflitto con la religione cristiana
listamusicacriolla
arrivando persino a definire i bellerini "danzatori del diavolo"!

su quest aspetto voglio fare un appunto che trovo importante: il perù è un paese molto cattolico ma nella sua originalità data dalla fusione di diverse culture, quella incaica e quella spagnola, ha sempre o quasi trovato il modo di far convivere in una sconcertante armonia concetti o fatti altrimenti in totale disaccordo. in primo luogo questo è vero per la religione (non per niente mio cognato mi diceva che questa è una danza che trova il suo spazio soprattutto nel periodo natalizio quando nelle sue origini non ha niente a che fare col natale; fonti della rete parlano del periodo di settembre portandomi un po di confusione su questo punto).
non ultimo il fatto delle forbici stesse: per una danza così antica che rivendica le sue origini tutte incaiche, viene utilizzato quale strumento principale un oggetto portato in america dagli spagnoli! (prima si utilizzavano sonagli in rame) --> vedi maggiori info su questo punto sui siti in italiano che ho citato in cui si fa riferimento anche all aspetto magico delle forbici (che infine riporto per completezza:)

"Con l'arrivo degli spagnoli il metallo fu visto come un elemento magico sia perché era sconosciuto sia per la sua brillantezza. Oggi si continua a pensare che le forbici abbiano un potere speciale, ragion per cui si usano con molta cautela evitando di separare le loro due parti perché si crede che l'energia del ballerino possa fuggire."

una galleria di immagini molto forti da
kataweb
che pongono l accento sull aspetto macabro cui accennavo più che su quello spettacolare


e, finalmente, una serie di video da youtube


Dances of Peru "Tijeras"



MAXIMO DAMIAN Y DANZANTES DE TIJERAS




DANZA TIJERAS HUANCAVELICA




DANZA CEREMONIAL DE LAS TIJERAS




Danzante de tijera cascavelina




Danzante de tijera pampa ensayo




Danzante de tijera alto ensayo




Danzante de tijera Incaiko




Danza de Tijeras - Esc Sup de Folklore José María Arguedas

venerdì 12 dicembre 2008

stasera abbiamo cenato con la mazamorra morada

ogni tanto mi capita di mangiar peuviano, mi piacerebbe tenere anche un ricettario delle cose che mi capita di mangiare e aggiornarlo ogni volta che mi capita di mangiare un piatto nuovo ma fino a ora non ci avevo pensato. ne avrei già un bel po, ma tant'è, cominciamo dalla mazamorra morada.

da wikipedia:

Mazamorra morada
De Wikipedia, la enciclopedia libre
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Mazamorra morada servida sin adornos

La mazamorra morada es un postre típico del Perú elaborado a base de maíz morado concentrado con fécula. Este postre se prepara especialmente en el mes de octubre, en donde se conmemora el mes del Señor de los Milagros.

El consumo de mazamorra morada está muy extendido, existiendo puntos de venta en la calle que venden porciones de este y otros postres tradicionales de la gastronomía peruana, como por ejemplo el arroz con leche, el arroz zambito, la mazamorra de calabaza y el champus.

La porción de «mazamorra morada» acompañada de «arroz con leche», servidos en partes iguales en un mismo recipiente, es conocida como «clásico» en alusión al clásico del fútbol peruano entre los clubes Alianza Lima y Universitario de Deportes.

Ingredientes [editar]

* 1 kilo de maíz morado
* 4 litros de agua
* 1 rama de canela
* 6 clavos de olor
* Cáscaras de una piña
* 2 membrillos picados
* 2 manzanas picadas
* 1½ taza de azúcar
* 1 taza de guindas
* 1 taza de guindones
* 1 taza de huesillos
* 2 tazas de piña en cubos
* 7 cucharadas de harina de camote
* Jugo de 3 limones
* Canela molida

Preparación [editar]

Cocine el maíz morado desgranado con sus corontas en agua con la canela, los clavo de olor, las cáscaras de piña, el membrillo y la manzana, hasta que los granos de maíz morado estén abiertos, aproximadamente treinta minutos.

Cuele, agregue, el azúcar, la fruta seca, la piña y regrese a fuego lento para que cocine durante treinta minutos. Añada la harina de camote disuelta en agua fría de piña y mueva por 15 minutos. Al final agregue el jugo de los limones y cocine cinco minutos moviendo constantemente. Sirva caliente y espolvoree canela molida.

venerdì 14 novembre 2008

EL CONDOR PASA











Y el muchacho se sumergiò en el Alma del Mundo y vio que el Alma del Mundo era parte del Alma de Dios, y vio que el Alma de Dios era su propia alma. Y que podia, por lo tanto, realizar milagros.
stanotte ho sognato i condor. davvero. ho sognato di volare vicino ai condor. ambientazione: le ande peruviane. credo sia voglia di partire di volare via di staccare un po e di sognare anche.

ho provato l emozione del volo. parecchio tempo fa ormai. il parapendio sulle montagne di albino. e il paracadute anche. a verona.
un'emozione incredibile. molto vicina al sogno.
il sogno ora è quello di riprovare quest emozione negli spettacolari paesaggi del perù. delle ande. o magari sopra le linee di nazcaa.

comunque tutto questo mi ha fatto venire in mente la storia di un uomo che avevo sentito tempo fa. una storia ambientata non a caso tra l'italia e il perù. un uomo con la passione del volo. un campione del volo. che tra l altro aveva il sogno della reintroduzione dei condor nel loro ambiente naturale. un documentario commovente che parlava della missione di quest uomo e dell amicizia coi suoi 2 condor.
non a caso chiamati
INCA



e
MAYA



la storia incredibile di quest uomo che insegna a volare a questi due fantastici animali nati per volare

la storia commovente di quest uomo che muore prima di aver realizzato il suo sogno e di sua moglie che invece di piangere il suo uomo riprende in mano il suo sogno e lo realizza per lui

angelo d'arrigo

domenica 2 novembre 2008

PERUDO

incontrandosi, la mia passione per il perù e la mia passione per il gioco di dadi, mi hanno portato a imbattermi in questa curiosità

che passo a presentare



PERUDO
antico gioco di dadi peruviano


dal sito:
www.perudo.it




STORIA E PRESENTAZIONE DEL GIOCO:

Perudo è un antico gioco di dadi peruviano, risalente addirittura all'epoca degli Incas, nel XV secolo (1400). In verità vanta ascendenze di vario genere, anche presso molti popoli Indiani delle praterie del Nord America, fra i quali era praticato un gioco analogo, chiamato "Mocassino".
Dal Perù sarebbe approdato in Spagna grazie ai Conquistadores, per poi diffondersi in tutto il mondo. Attualmente non siamo in possesso di dati che possano confermare origini così precoci, ma ciò nulla toglie al fascino e alla bellezza di questo gioco.
Perudo è un gioco di dadi e questo è già sufficiente per capire che è un gioco dove l'abilità e la fortuna convivono, amalgamati dalla sottile psicologia del bluff. A questi ingredienti, aggiungete il meccanismo a eliminazione, per il quale i giocatori vengono progressivamente eliminati dal gioco, fino a quando non ne rimane soltanto uno.

Perudo è un gioco semplice, spassoso ed adatto ad ogni tipo di giocatore. Il regolamento è semplicissimo in meno di 5 minuti si imparano tutte le regole e si è subito pronti per giocare anche se un round di prova è consigliato. Perudo è inoltre un ottimo modo per trascorrere dei momenti in allegria con degli amici, senza stare troppo a pensare. Ma solo a bluffare! Tutti i giocatori sono costantemente coinvolti, quindi Perudo è anche un ottimo mezzo per socializzare.

BREVE DESCRIZIONE:

Ciascun giocatore ha un bussolotto e un gruppo di 5 dadi. Si mettono i dadi dentro al bicchiere, si scuote e si capovolge, facendo attenzione a mantenere i propri dadi nascosti sotto al bicchiere. In ogni caso, ogni giocatore sa soltanto quello che c'è sotto il suo bicchiere.
Nel Perudo i dadi sono considerati per il loro effetivo valore numerico su cinque facce - i numeri da 2 a 6. Mentre sulla sesta faccia c'è il numero 1 che viene detto "Testa di Azteco" e può valere anche come Jolly.

Se siete voi a cominciare, fate la vostra scommessa: scegliete un numero e dite quante volte è uscito sui dadi tirati da tutti i giocatori.
Il turno passa al giocatore alla vostra sinistra. Questi ha due possibilità:
• Credere alla vostra scommessa e rilanciare, facendo una scommessa che dovrà avere un valore più alto;
• Dubitare
nel secondo caso tutti alzano i bicchieri e si conta il numero dei dadi del valore della scommessa fatta se la scommessa era esatta chi ha dubitato perde un dato altrimenti lo perde chi aveva fatto la scommessa dopodichè si inizia un nuovo round e così via finchè non rimane in gioco un solo giocatore.

REGOLAMENTO DETTAGLIATO:

Scopo del gioco e preparazione

Ogni giocatore inizialmente ha 5 dadi, ogni round qualcuno perderà un dado. Il vincitore sarà l'ultimo giocatore a rimanere in gara con almeno un dado.
Prima di cominciare a giocare a Perudo, dovete avere tutti un bussolotto e cinque dadi. Decidete chi comincia a giocare tirando un dado ciascuno. Comincia chi ottiene il numero più alto. In caso di parità tutti i giocatori rilanciano i dadi.

Come si gioca

Per giocare a Perudo, tutti i giocatori contemporaneamente mischiano i propri dadi nel bussolotto, che poi capovolgono sul tavolo in modo che copra tutti e cinque i dadi. Ogni giocatore guarda poi i propri dadi, tenendoli nascosti agli altri giocatori.
Il primo giocatore deve scegliere un numero e dire quante volte è uscito sui dadi tirati da tutti i giocatori. Proprio qui stanno la fortuna e l'abilità! Prima di fare la vostra scommessa, è necessario che teniate in mente due cose.
• Quanti dadi in totale sono in gioco. Attenzione: questo sarà sempre più difficile man mano che il gioco va avanti e che i giocatori perdono i propri dadi.
• Tutte le teste dell'Azteco valgono come Jolly. Attenzione: questo rende ancora più difficile fare dei pronostici verosimili su quante volte un numero ricorre.

Esempio:
Avete ottenuto: due 4, un 5, un 2 e un Azteco. In una partita con sei giocatori vi è un totale di trenta dadi in gioco. Dunque è probabile che lo stesso numero si ripeta circa cinque volte sui dadi. Potreste scommettere su otto con una buona possibilità di indovinare, o, se volete rischiare, scommettere su nove, mettendo in difficoltà il giocatore successivo la cui scommessa, relativa a qualsiasi numero, dovrà essere più alta.

Il turno del giocatore successivo: Il turno passa al giocatore alla vostra sinistra. Questi ha due possibilità:
• Credere alla vostra scommessa e rilanciare, facendo una scommessa che dovrà avere un valore più alto;
• Dubitare la vostra scommessa

Rilancio:
Se si decide a di fare una scommessa più alta, ci sono due possibilità:
• La prima è scommettere che lo stesso numero scelto dal giocatore precedente o un qualsiasi altro numero compaia sui dadi per un totale di volte più alto rispetto a quanto scommesso da quel giocatore oppure che un numero superiore a quello su cui ha scommesso il giocatore precedente compaia sul totale dei dadi per un numero pari o superiore di volte.

Esempio:
Il giocatore precedente ha scommesso sul numero tre presente otto volte. Voi potete o scommettere che questo stesso numero (cioè il 3) o un qualsiasi altro numero (cioè il 2, il 4, il 5 o il 6) appaia nove o più volte, o scommettere che un numero superiore a 3 appaia almeno otto volte (ad esempio otto 4, otto 5 oppure otto 6).

• In alternativa, potete scommettere basandovi sulle teste dell' Azteco. Dato che le teste dello Azteco valgono come Jolly e si possono contare solo per conto proprio, la vostra scommessa deve essere almeno pari a metà di quella del giocatore precedente, se si tratta di un numero pari, oppure deve corrispondere almeno alla metà più uno se si tratta di un numero dispari (in sostanza la metà arrotondata per eccesso)

Esempio:
Il giocatore precedente ha scommesso su nove 4. Il numero di teste dell'Azteco su cui potete scommettere deve essere di conseguenza cinque o maggiore di cinque.

Dubitare la scommessa:
Se non credete al giocatore precedente, potete dubitare della sua scommessa dicendo Dubito.
Dubitare vi dà la possibilità di provare a scoprire un bugiardo anzichè essere voi stessi costretti a bluffare. Cominciando da chi sta alla vostra sinistra, ogni giocatore alza il proprio bussolotto e mostra i propri dadi.
Si conta quante volte ricorre il numero in questione (comprese le teste dell' Azteco) fino a provare che avete ragione oppure torto. Se si scopre che il numero dubitato ricorre un numero di volte pari o maggiore di quanto scommesso dal giocatore precedente, perdete la scommessa e, di conseguenza, un dado. In caso contrario, siete voi a vincere la scommessa e sarà il giocatore precedente a perdere un dado.

Esempio:
Il giocatore precedente ha scommesso su nove 4, ma voi dite Dubito. Contate i 4 e scoprite che ve ne sono solo otto. Di conseguenza, il giocatore che avete sfidato perde un dado. Se, alzando i bussolotti, si fossero trovati nove o più 4 (comprese le teste dell'Azteco), avreste perso voi un dado!

I dadi e il nuovo round
Quando perdete dei dadi, toglieteli dal gioco, mettendoli nella bustina, in modo che nessuno li possa vedere, il gioco continua verso sinistra, cominciando dall'ultimo giocatore che ha perso un dado. Quando perdete il vostro ultimo dado uscite dal gioco e la partita continua con il giocatore alla vostra sinistra. Alla fine della scommessa, tutti i giocatori mischiano nuovamente i propri dadi nei bussolotti e si svolgerà un altro round, un altro giocatore perderà un dado e così via fin tanto che non rimarrà solo un giocatore.

Nota sulle teste d'Azteco

Se il vostro turno viene dopo quello di un giocatore che ha scommesso sulle teste dell'Azteco voi potete o scommettere su un numero più alto di teste dell'Azteco o tornare a scommettere sui numeri, nel qual caso la vostra scommessa deve essere almeno pari al doppio del numero di teste dell'Azteco su cui si è appena scommesso, più uno.

Esempio:
Il giocatore precedente ha scommessa su "quattro teste di Azteco".
Voi potete o scommettere su "cinque o più teste d'Azteco" o su nove o più di un qualsiasi altro numero.

Jolly:
Ricordate che le teste dell'Azteco sostituiscono qualsiasi numero in tutte le partite ad eccezione di quando un giocatore si è dichiarato "Palifico" (vedi paragrafo successivo).
Questo significa che le teste dell'Azteco vanno considerate come il numero scelto dal giocatore di turno e vanno calcolate nel totale alla fine di ogni round.
Non si può iniziare un round scommettendo subito sulle teste d'Atzeco.
Vi ricordo nuovamente che per passare da una scommessa di numeri ad una scommessa di teste bisogna dimezzare arrotondando per eccesso mentre per passare da una scommessa di teste ad una di numeri bisogna raddoppiare e aggiungere uno.

Palifico

Appena perdete il vostro quarto dado, dovete dichiararvi Palifico. Questo vi dà il diritto di iniziare il round successivo come al solito, ma comporta che non si potrà cambiare il numero su cui avete scommesso.
I giocatori che vengono dopo di voi possono solo aumentare la scommessa su quel numero. Attenzione: quando un giocatore si e dichiarato Palifico, durante quel round le teste dell'Azteco non valgono come Jolly.
Potete dichiararvi Palifico una sola volta in ogni partita. Ad ogni modo, se anche un altro giocatore, nello stesso round, ha un solo dado, quest'ultimo potrà eventualmente cambiare il numero su cui si sta scommettendo.

Esempio:
Dopo esservi dichiarato Palifico scommettete su tre 4. Gli altri giocatori possono solo aumentare la scommessa sul numero di volte in cui 4 ricorre. In alternativa, uno qualunque di loro può dire "Dubito" in qualsiasi momento lo ritenga opportuno.
I giocatori precedenti hanno scommesso su un 2 e su due 2. Voi, che avete un solo dado, a questo punto potete scommettere su due 3. In questo caso, ogni giocatore successivo (a meno che anch'egli sia già stato Palifico) deve scommettere sullo stesso numero del giocatore precedente.
Continua lo stesso round: un 2; due 2; due 3; il giocatore che viene dopo di voi deve scommettere su tre o più 3, a meno che sia stato anch'egli Palifico.

quando si rimane in soli 2 giocatori e uno dei due deve iniziare il round con un solo dado questo può decidere prima di vedere il dado se fare un round normale o dichiararsi Palifico

Osservazioni

Chi vince?
Il vincitore è l'ultimo giocatore rimasto in gara con almeno un dado.

Cosa si intende per round?
Un round inizia quando tutti i giocatori mischiano i loro dadi e fanno le loro scommesse a turno, fino a quando viene messa in dubbio la scommessa di un giocatore. Dunque il round finisce quando un giocatore dichiara "Dubito".

Mostrate i vostri dadi!
Quando un giocatore dichiara "Dubito", i giocatori, partendo da quello alla sua sinistra, devono sollevare ad uno ad uno i loro bussolotti in senso orario. Se prima che tutti i giocatori abbiano mostrato i propri dadi si scopre che la scommessa era esatta, non sarà necessario che gli altri giocatori mostrino i propri dadi.
In questo modo essi acquistano il vantaggio di non dover mostrare quanti dadi sono rimasti loro e di non dover rivelare la propria strategia, cioè se stanno bluffando o no.

Bluff
L'arte per vincere in questo antico gioco peruviano sta nel sapere quando e come bluffare. I giocatori di Perudo più esperti raramente dubitano sulle scommesse degli altri all'inizio di un round, ma aspettano piuttosto che le scommesse siano così alte da rischiare di essere sfidati loro stessi da un altro giocatore.

Le teste dell'Azteco
Si può scommettere sulle teste dell'Azteco in qualsiasi momento del round ma non si può mai iniziare un round con una scommessa sulle teste d'Azteco. E' opportuno scommettere sulle teste dell'Azteco quando la scommessa non è abbastanza alta da richiedere il Dubito, ma è troppo alta perchè la si possa aumentare con ragionevole sicurezza.

Cercate di ricordare quanti dadi sono usciti dal gioco!
I dadi persi vengono via via eliminati dal gioco durante ogni turno. Nel momento in cui i giocatori perdono dei dadi, i giocatori più esperti saranno in grado di ricordarsi esattamente quanti sono rimasti in gioco, e fare così le loro scommesse con maggiore precisione.




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in questo free browser game amatoriale, la possibilità di giocare a PERUDO nelle vesti di un pirata:



(referrer: kelore)

domenica 26 ottobre 2008

ancora a proposito di pampas




www.pampinos.net







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mercoledì 22 ottobre 2008

la mappa del perù

avrei dovuto metterla prima



domenica 19 ottobre 2008

oggi domenica 19 ottobre 2008 (così come tutti gli anni ogni terza domenica del mese di ottobre) si celebra tra la comunità peruviana bergamasca el senor de los milagros-
sono 3 anni che non mi perdo questa cerimonia religiosa con annessa festa seguente in stile sudamericano classico-
la prima è stata subito dopo aver conosciuto mia moglie-
è una festa tra le più importanti di tutto il perù a risonanza nazionale e con forte connotazione religiosa-
quest anno ci siamo svegliati troppo tardi-
ce la siamo persa, sarebbe stata la quarta-
peccato avrei inserito qualche bella foto


da wikipedia:

Il Signore dei Miracoli (in lingua spagnola: Señor de los Milagros de Nazarenas) è un dipinto murale raffigurante Gesù crocifisso, venerato a Lima, Perù. È una tradizionale celebrazione religiosa in Perù e nella comunità peruviana nel mondo.

Nel 1655 un terremoto devastò la città di Lima riducendo in macerie la maggior parte degli edifici. Il muro sul quale si trovava il dipinto di Gesù crocifisso fu risparmiato e sopravvisse anche ai successivi sismi. I cittadini iniziarono a pregare con devozione l’immagine e a ottenere da essa guarigioni e grazie: questo fece sì che il dipinto fosse considerato miracoloso e chiamato, appunto, “Signore dei Miracoli”.

Il 14 settembre 1671, davanti alla raffigurazione del Cristo crocifisso, si svolse la prima Messa; nel 20 ottobre del 1687 dopo l’ennesimo terremoto che risparmiò il dipinto, i fedeli fecero una copia in tela del murale e iniziarono a portarla in processione per le strade del quartiere di Pachacamilla. Dal 1747 viene portata in corteo anche la tela della “Madonna della Nube”, che sembra sia apparsa a Quito in Equador nel 1696. Nel 1715 l’autorità della capitale peruviana dichiarò il “Signore dei Miracoli” patrono e custode della città di Lima.


+ nel dettaglio, da un altro sito:



Racconta la tradizione che il 13 Novembre 1655 un terremoto devastò Lima. Dalle macerie emerse intatto un fragile muro sul quale uno schiavo angolano aveva dipinto Gesù Crocifisso. Seguirono altri terremoti e l'affresco non fu mai scalfito. Il fatto prodigioso si impose all'attenzione della gente e richiamò folle di pellegrini da ogni parte. Si verificarono miracoli. Le autorità tentarono invano di cancellare il dipinto, ma la devozione si estese a macchia d'olio. Viene ricordato il nome di Antonio León, guarito da un brutto male, il quale si dedicò alla diffusione della devozione del Señor de los Milagros. Il quartiere del dipinto si chiamava Pachacamac, e El Señor de los Milagros si chiamò anche El Señor de Pachacamac.

Nel 1867 ancora un terremoto distrusse la città di Callao e parte di Lima. I fedeli vollero una copia della sacra immagine da portare in processione. Da allora il 18 e il 19 Ottobre ogni anno i peruviani in qualsiasi parte del mondo celebrano la festa del Señor de los Milagros con una interminabile processione ricca di fede e di folklore.

Chi ha visto l'immagine ha notato che nel retro del quadro è raffigurata una immagine della "Madonna della Nube". Raccontano che la Madonna della Nube apparve nel 1696 a Quito in Ecuador. Dal 1747 l'immagine fa parte del quadro del Señor de los Milagros come dimostrazione di riconoscenza per Madre Antonia Lucia dello Spirito Santo, ecuatoriana, fondatrice dell'Istituto delle Nazarene che a Lima custodiva la venerata immagine del Señor de los Milagros. Il Monastero delle Madri Nazarene Carmelitane Scalze tuttora esiste. Il 21 Settembre 1715 l'autorità civile peruviana ha riconosciuto El Señor de los Milagros Patrono e Custode della città di Lima.



segnalo anche:


http://senordelosmilagros.perucultural.org.pe/inicio.html

http://www.arzobispadodelima.org/mesmorado/


http://www.hermandaddelsenordelosmilagrosdenazarenas.org/


http://www.hsmsanjoseca.org/



curiosità:
il colore della festa del senor de los milagros è il viola
non lo so il perchè

domenica 28 settembre 2008

Lingua quechua

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Il quechua, kichwa o runasimi (runa = "uomo" + simi = "lingua", letteralmente "bocca") è una lingua nativa americana del Sud America. Fu la lingua ufficiale dell'impero Inca, ed è attualmente parlata in vari dialetti da circa 9,6 milioni di persone nella zona occidentale del Sud America, inclusa la Colombia meridionale e l'Ecuador, tutto il Perù e la Bolivia, la parte nord-occidentale dell'Argentina e quella settentrionale del Cile.

Oggi è la lingua nativa americana più estesa in tutto il mondo e la quarta lingua più estesa nel continente. È seguita dall'aymara e dal guarani. È lingua ufficiale in Perù e Bolivia assieme allo spagnolo e all'aymara.

È una lingua agglutinante sintetica nel quale né l'accento né il tono della voce modificano il significato della parola. Alcuni studiosi la considerano una famiglia di lingue.

Estratto: il Padre Nostro

Yayayku hanaq pachapi kaq,
sutiyki yupaychasqa kachun.
Kamachikuq-kayniyki takyachisqa kachun,
munayniyki kay pachapi ruwakuchum,
Imaynan hanaq pachapipas ruwakun hinata.
Sapa p'unchay mikhunaykuta quwayku.
Huchaykutapas pampachawayku,
imaynan ñuqaykupas contraykupi huchallikuqniykuta panpachayku hinata.
Amataq watiqasqa kanaykuta munaychu,
aswanpas saqramanta qispichiwayku.
Qanpan kamachikuq-kaypas, atiypas,
wiñaypaqmi yupaychasqa kanki.

Storia [modifica]

Il quechua discende dal protoquechua, lingua che si parlava nella costa e nella sierra centrale dell'antico Perù e che si espanse fino al sud. Quando gli Inca si stabilirono nella zona di Cuzco, venne addottata questa lingua, sebbene essi parlassero il puquina. Nell'annettere i diversi popoli andini, gli Inca, imposero l'apprendimento obbligatorio del quechua, mantendendo le lingue dei conquistati come dialetti.
Durante il Vicereame del Perù, il quechua venne utilizzato come strumento per aumentare l'influenza degli Inca sui popoli andini e su quelli amazzonici.
Questa espansione, unita alla mancanza di un ente regolatore, propiziò la diversificazione dell'idioma in dialetti influenzati dallo spagnolo o dalle lingue autoctone regionali.
Tra le persone che parlano quechua, stanno sorgendo movimenti linguistici locali per la difesa della lingua. Inoltre, c'è un'intensa attività di poesia contemporanea quechua, soprattutto lirica.

Etimologia [modifica]

Quechua è la trascrizione spagnola della parola qishwa, che significa zona temperata. La parola nativa per l'idioma è runasimi (runa = uomo, simi = idioma) o sea, linguaggio umano.
Alcuni popoli adottarono il nome di quechua a causa del loro idioma, soprattutto i più settentrionali e influenzati dallo spagnolo. Anche i dialetti dell'Ecuador vengono chiamati quichua o kichwa a causa di una retrotrascrizione. Inoltre vi sono alcuni, come coloro che parlano gli idiomi della Colombia, che lo chiamano inka.

Distribuzione [modifica]

Questo idioma si parla in Perù, nel dipartimento di Nariño (Colombia), Ecuador, Bolivia, nel nord-est dell'Argentina e nella provincia di El Loa (Cile).

Dialetti [modifica]

Distribuzione geografica dei sottogruppi dialettali del quechua
Distribuzione geografica dei sottogruppi dialettali del quechua

A causa della sua antichità e della sua ancestrale grafia (durata almeno fino alla metà del XX secolo, la lingua ha ben 46 dialetti differenti raggruppati in due rami: Quechua I (o Waywash) e Quechua II (o Wanp'una). Quest'ultimo si divide, a sua volta di tre sotto-rami: A (Yunkay), B (Chinchay) e C (Meridionale).
Il linguista peruviano Alfredo Torero Fernández de Córdova, inoltre, li ha raggruppati in sette tipi:

Tipologia [modifica]

Fonetica [modifica]

Vocali [modifica]

Il quechua è pentavocalico, cioè cinque vocali (a, e, i, o e u) che possono essere modificate in presenza di particolari consonanti senza alcuna implicazione semantica. In presenza delle occlusive uvulari q, q' e qh, le vocali si pronunciano [ɑ], [e] e [o] rispettivamente, anche se vengono comunque scritte come a, i e u. Questo fenomeno si chiama allofonia.
Nei dialetti del nord si verificano allargamenti di vocali, rappresentati da una dieresi sopra le tre vocali, ottenendo: ä, ï, ü.

Consonanti [modifica]


labiale alveolare palatale velare uvulare glottale
occlusiva p t ch k q
fricativa
s

x h
laterale
l ll


vibrante
r



nasale m n ñ


semivocale w
y


semplice glotizzata aspirata
p p' ph
t t' th
ch ch' chh
k k' kh
q q' qh

Il quechua usa 16 consonanti, con una bassissima o nulla variabilità fonetica. Nel caso di consonanti occlusive, si presentano tre forme: semplice, glottizzata e aspirata.
Nei dialetti Wanp'una, che rappresentano quelli più parlati, la glottalizzazione o aspirazione della consonante, cambia il significato della parola, vengono quindi considerate come consonanti separate. Per esempio qata, q'ata e qhata significano, rispettivamente, coperta, torbido, pendio.
Al termine di una parola, in questi dialetti, la lettera q suona come [χ]. Per esempio warayoq (sindaco) si pronuncerà [wa.ɾaˈyoχ]. Nei dialetti parlati a Cuzco e in Bolivia, la q nel finale di parola suona come [ɦ]. Ad esempio llaqta (città) si pronuncerà [ˈllɑɦ.ta]
Inoltre, in alcuni dialetti Waywash di Ancash e Huánuco, la lettera q varia il fonema da sordo occlusivo [q] in sonoro fricativo [ʁ], con i medesimi effetti allofonici e s in [ʃ]. Queste variazioni marcano notevolmente l'intellibilità interdialettale, come in sunqu (cuore) che verrà pronunciato come [ˈsoŋ.qo] a Cusco e come [ˈʃoŋ.ʁo] a Sihuas. Non esistono altri casi di consonanti occlusive sorde, come [b], [d] o [g], salvo in alcuni prestiti dallo spagnolo, come bindiy, da vender (vendere) o Diyus da dios (dei); tuttavia si preferiscono sempre forme meno xenofoniche, come inlisiya per iglesia (chiesa).

Grammatica [modifica]

Nomi [modifica]

Pronomi [modifica]


Numero
Singolare Plurale
Persona Prima Nuqa Nuqanchis (inclusivo)

Nuqayku (esclusivo)

Seconda Qan Qankuna
Terza Pay Paykuna

In quechua si usano sette pronomi personali. In quechua c'è la caratteristica singolare di avere due pronomi per la prima persona plurale: viene fatta la differenza tra il pronome inclusivo (come in italiano, nel noi è considerato anche il tu, "noi" e "tu"), dal pronome esclusivo ("noi" senza "tu"). Un'altra caratteristica è quella che viene aggregato agli altri pronomi, il suffisso -kuna per pluralizzarli.

Aggettivi [modifica]

Gli aggettivi seguono il sostantivo. Gli aggettivi quechua non ammettono il genere e il numero, accettano, comunque, declinazioni quando accompagnati da sostantivi.

  • Numeri.
    • Cardinali: ch'usaq oppure illaq (0), huk (1), iskay (2), kinsa (3), tawa (4), pisqa (5), suqta (6), qanchis (7), pusaq (8), isqun (9), chunka (10), chunka huk niyuq (11), chunka iskay niyuq (12), iskay chunka (20), pachak (100), waranqa (10.000), hunu (1.000.000), lluna (1.000.000.000.000)
    • Ordinali. Per formare il numero ordinale, viene posto il termine ñiqi (o anche ñiqin) al numero cardinale (ad esempio iskay ñiqin=secondo). L'unica eccezione è che, al posto di huk ñiqin (primo) si può anche usare Ñawpaq ñiqin quando lo si intende più come iniziale, primario, il più antico piuttosto che primo nella numerazione.

Verbi [modifica]


Presente Passato remoto Futuro Passato prossimo
Nuqa -ni -rqa-ni -saq -sqa-ni
Qan -nki -rqa-nki -nki -sqa-nki
Pay -n -rqa-n -nqa -sqa
Nuqanchis -nchis -rqa-nchis -sun -sqa-nchis
Nuqayku -yku -rqa-yku -saq-ku -sqa-yku
Qankuna -nki-chis -rqa-nki-chis -nki-chis -sqa-nki-chis
Paykuna -n-ku -rqa-nku -nqa-ku -sqa-ku

La forma all'infinito porta il suffisso -y (much'a=bacio; much'ay=baciare).

Gli altri tempi e altre forme verbali si formano anteponendo altri prefissi. Ad esempio -hti- per il condizionale. A queste se ne antepongono altre, come -ku-, per la forma riflessiva nel caso in cui l'attore e colui che subisce l'azione coincidano (ad esempio:wañuy=morire, wañukuy=suicidarsi); -naku-, quando l'azione è mutua (ad esempio: marq'ay= abbracciare marq'anakuy= abbracciarsi), e -chka- per il gerundio o per rendere la forma continua (ad esempio kay=essere, kachkay=stare e mikhuy=mangiare; mikhuchkay=mangiando).

Particelle [modifica]

Si tratta di parole non declinabili che non accettano suffissi. Sono relativamente rari. I più comuni sono ari (sì) e mana (no). Quest'ultimo ha una forma rafforzativa con il suffisso -n (manan). Sono frequenti anche le espressioni yaw (ciao) e alalaw (che freddo!). Ci sono anche alcune espressioni derivate dallo spagnolo (ad esempio piru deriva da pero, che significa però).

Sintassi [modifica]

È una lingua di tipo sintattico Soggetto Oggetto Verbo. In una frase, generalmente, sarà quindi questo l'ordine. Alcune caratteristiche sintattiche sono:

  • [aggettivo] + [sostantivo] (Sumaq t'tita=bel fiore)
  • [possessore] + [posseduto] (Urpita punkun=la porta di Urpi)
  • [preposizione subordinata] + [nucleo] (Mikhuyta muan=occorre mangiare)

Vocabolario [modifica]

Come riflesso di una cultura che ebbe un notevole sviluppo nel campo dell'ingegneria agraria, il quechua contiene molti vocaboli vocaboli inerenti specie piante e animali. Sono presenti numerosi vocaboli riguardanti anche le tecniche utilizzate, alcune delle quali ancora in essere.
Sono altresì importanti le parole di relazioni interpersonali che costituiscono una parte molto amplia dell'idioma. Sono presenti molti suffissi di cortesia.
Sebbene si possa notare una relativa semplicità nei vocaboli soggettivi, si ricorre spesso alla metafora.

Scrittura [modifica]

Si dibatte spesso se esistesse la scrittura nel periodo preispanico. Si pensa che i quipu (sistema di corde di lana e nodi utilizzati per comunicare) e i tokapu potessero essere gli strumenti per una sorta di scrittura del quechua. In realtà gli studi su questi strumenti sono ancora in alto mare. I cronisti coloniali impiegarono diverse forme per rappresentarla con la grafia spagnola, senza avere nessun riscontro e senza rappresentarla in modo scientifico.
Il 29 ottobre 1939 si approva a Lima (Perù), durante il Congersso Internazionale degli Americanisti, un alfabeto per le lingue aborigene americane, che consta di 33 segni.
Il 29 ottobre 1946, il Ministero dell'Istruzione del Perù, approva l'alfabeto delle lingue quechua e aymara, con 40 segni utilizzabili negli abbecedari per l'alfabetizzazione rurale pensata dall'ente.
Nell'agosto del 1954, durante il III Congresso Indigenista Interamericano, a La Paz (Bolivia), viene approvato l'alfabeto fonetico per le lingue quechua e aymara.
Nel 1975, il Ministero dell'Istruzione peruviano nomina una Commissione di Alto Livello per realizzare la Legge di Ufficializzazione della Lingua Quechua. Contiene l' Alfabeto Basico Generale del Quechua, approvato dal Ministero mendiante la Risoluzione Ministeriale n. 4023-75-ED.
Questo alfabeto, che è quello utilizzato attualmente, impiega l'alfabeto latino. La grafia, fatta eccezione per le vocali u e i, rimane invariata (mantiene una sola pronuncia). L'utilizzo del punto interrogativo è solo didattico, in quanto in quechua si usano i suffissi -chu, -tah e -ri. Analogamente, anziché il punto esclamativo, viene utilizzato il suffisso -ma.